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VIGORIA & FORME DI ALLEVAMENTO

La vigoria può modificare anche notevolmente il metabolismo della pianta ed in modo particolare la respirazione.

Un germoglio vigoroso presenta infatti una attività respiratoria molto elevata con associata intensa attività di demolizione a carico degli zuccheri, finalizzata a creare energia disponibile per determinare altre importanti funzioni biologiche. Al contrario, un germoglio di media, o meglio, ridotta vigoria presenta un migliore rapporto tra fotosintesi e respirazione con il conseguente impiego di maggiori quantità di zuccheri per le bacche e per gli organi perennanti quali fusto, radici, ecc. (Fregoni, 1998).

La scelta della forma di allevamento razionale mira proprio a presumere, e controllare, poi, la vigoria sfruttandola nel modo migliore e finalizzandola alla tipologia enologica che si intende produrre; in generale, infatti, la vigoria dovrebbe decrescere in proporzione al tenore zuccherino necessario per le finalità enologiche prescelte. In quest’ottica una vigoria ridotta consente più facilmente l’ottenimento di uve più concentrate in solidi solubili, aromi, estratti, polifenoli e altre sostanze nobili coinvolte nella qualità cercata.

Al contrario, una vigoria più accentuata può essere sfruttata vantaggiosamente per la produzione dei vini per basi spumante (laddove viene richiesta maggiore acidità e minore alcool), oppure per vini bianchi freschi e fruttati (aromi) con meno estratti (polifenoli).

La vigoria della pianta deve venir modulata anche in funzione dell’ambiente pedo-climatico (terroir).

In ambienti meridionali, ad esempio, dove maggiori disponibilità termiche e di illuminazione indirizzano naturalmente la bacca verso un maggiore tenore zuccherino con associata maggiore ossidazione degli aromi e delle sostanze fenoliche in genere, una maggiore vigoria andrebbe preferita proprio al fine di un riequilibrio qualitativo del mosto. Indirettamente, in seguito all’instaurarsi di una chioma più intensa con conseguente effetto ombreggiante, essa potrebbe evitare una esposizione troppo prolungata delle bacche al sole, con una migliore protezione dei precursori d’aroma dall’ossidazione, specialmente in cultivar aromatiche.